Centro psicodiagnostico

Progetto

ANALISI DEL BISOGNO E DEI PROBLEMI SU CUI SI INTERVIENE

Le famiglie più fragili e problematiche, spesso composte da genitori che nell’infanzia, sono stati figli poco amati o destinatari di proiezione e disagi degli adulti di riferimento, si trovano in difficoltà nel portare avanti interventi educativi nei confronti dei propri figli e rischiano di riprodurre una spirale di violenza intergenerazionale.
Rispetto a queste situazioni l’esperienza ci dice che l’esigenza fondamentale è quella di garantire azioni integrate entro una gamma diversificata di interventi (dalla fase di rilevazione del disagio alla fase di predisposizione degli interventi da parte delle varie agenzie preposte) dove la famiglia possa essere protagonista e non più solo utente.
Nello specifico i minori, messi in protezione presso famiglie affidatarie o in comunità, presentano, oggi, una disarmonia sul piano psicologico, sociale ed educativo tale da compromettere spesso l’adeguato sviluppo evolutivo verso un individuazione adulta e la capacità di adattarsi al contesto lavorativo, affettivo, sociale nel quale sono chiamati ad inserirsi nella fase adulta o al termine del progetto di accoglienza.
Sono ancora pochi i minori che hanno potuto fruire della psicodiagnosi in fase di avvio del percorso di inserimento in comunità o in famiglia e ancora meno sono i ragazzi che fruiscono di una psicoterapia focale o di una psicoterapia a medio, lungo termine.
I traumi subiti, i maltrattamenti, gli abbandoni, gli abusi sono solo alcuni dei fattori che inibiscono la crescita armonica di questi ragazzi sino ad arrestarne lo sviluppo. Sono ragazzi che, se non vengono supportati dal punto di vista affettivo, educativo e da qualificati interventi specialistici, sono a rischio di scompenso in forme di psicosi o psicopatie che compromettono per sempre il loro benessere psichico ed il loro adattamento sociale.
Assistiamo spesso ad interventi sociali tardivi, quando le patologie si sono strutturate rendendo poi difficile l’inserimento del ragazzo in una famiglia affidataria o in una comunità educativa. In conseguenza di questo ritardo si raccolgono, a volte, fallimenti delle accoglienze, senza sapere quale sia stato il disturbo del ragazzo che ha compromesso l’esito dell’inserimento.
Il livello di sofferenza di questi ragazzi diventa intollerabile al punto da indurre la chiusura delle ultime opportunità che vengono loro offerte.

FINALITA’ ED OBIETTIVI DEL PROGETTO

La proposta di sviluppare il centro Psicodiagnostico va nella direzione di offrire ai ragazzi l’opportunità di una psicodiagnosi e dove possibile un accompagnamento terapeutico che possa sorreggere e rinforzare la sua struttura psichica.
In questi ultimi anni di grande trasformazione dei modelli organizzativi e gestionali della tutela dei minori, si è assistito ad un ritrarsi di risorse qualificate a fronte di un bisogno sempre più elevato e complesso. Alle comunità per minori e alle reti familiari vengono richieste sempre maggiori competenze nel saper intervenire anche su ragazzi con disturbi di personalità e del comportamento. Il problema dei minori allontanati, interpretato un tempo come bisogno di tipo educativo, oggi, coinvolge sfere della personalità più profonde. Ci troviamo di fronte a ragazzi senza radici affettive, disorientati e maltrattati dai loro adulti di riferimento. Le loro strutture di personalità risultano sempre più fragili ed impediscono l’adattamento sociale o l’interiorizzazione di regole, si compromettono i processi di autonomizzazione, inducono ritardi evolutivi che inibiscono lo sviluppo della sfera cognitiva ed affettiva.
Il progetto del centro Psicodiagnostico è nato in seno alla legge 285/97 da una partner-ship tra il coordinamento delle comunità alloggio e delle reti familiari della provincia di Bergamo e il comune di Treviglio prima ed il Consorzio Cum Sortis dopo.
Partner significativo per gli aspetti formativi è sempre stata la Provincia.

Obiettivi specifici del progetto sono:

  1. effettuazione di tempestive psicodiagnosi nei confronti dei minori inseriti in comunità o nelle reti familiari
  2. sviluppo di psicoterapie focali nei confronti di quei ragazzi che necessitano di un percorso di accompagnamento terapeutico.
  3. ridefinizione di progetti educativi sinergici tra comunità e servizi sociali che coinvolgano la famiglia di origine
  4. integrazione del lavoro diagnostico e terapeutico con il lavoro educativo svolto in comunità o in famiglia sul minore e sul suo nucleo familiare
  5. offerta di supervisione agli operatori sociali ed educativi coinvolti nella gestione di progetti particolarmente complessi

La direzione scientifica e la supervisione del progetto è stata affidata per un lungo tempo ad una psicoterapeuta altamente qualificata, la dott.sa Luisa Della Rosa, che ancora oggi offre la su disponibilità nelle fasi di sviluppo del progetto. Il percorso psicodiagnostico e terapeutico è effettuato da un gruppo di psicoterapeuti qualificati, appositamente formati e specializzati.
Durante il lavoro di progettazione e di confronto con i Servizi Sociali degli Ambiti e il Servizio Famiglia dell’ASL di Bg, si sono evidenziati altri bisogni di natura clinica. In particolare si è osservata e rilevata la necessità di aumentare e migliorare quelle “pratiche quotidiane di cura” dei minori in comunità affinché l’intervento educativo, proprio dei servizi residenziali, possa integrarsi al meglio con altre e più complesse strategie terapeutiche.
Si tratta di rispondere al bisogno di una “clinica dell’educazione” che permetta appunto, una quotidianità veramente riparativa dei traumi subiti.
Un ulteriore bisogno emerso durante l’attuazione del progetto è quello di integrare sempre più il lavoro di cura svolto dai vari interlocutori coinvolti nel progetto di ciascun minore. Questo permettere di riconoscere le svariate competenze e responsabilità in particolare nell’affrontare quelle situazioni complesse e di minori “ difficili” proprio nella gestione educativa.

DESTINATARI

Destinatari Diretti :
Minori accolti in Comunità o presso le famiglie affidatarie e le rispettive famiglie che non hanno una diagnosi ed un accompagnamento CLINICO (psicoterapia focale, psicoterapia di gruppo,… ) e che non siano presi in carico da altri servizi specialistici.
Destinatari Indiretti : educatori di comunità ed operatori del Servizio Sociale che partecipano alla fase di costruzione della diagnosi, fruiscono della restituzione della diagnosi e di una consulenza specializzata al fine di riprogettare gli interventi educativi e psicosociali a favore del minore e della sua famiglia.

MODALITA’ ED ATTUAZIONE DEL PROGETTO

Le Comunità Alloggio e le Reti familiari individuano quei minori ospiti che necessitano di un intervento diagnostico o clinico o di una consulenza specializzata. Condividono con gli operatori psico-sociali la necessità di offrire al minore e alla sua famiglia l’intervento ritenuto più idoneo.
Segnalano e richiedono al Centro Psicodiagnostico gli interventi diagnostici e clinici per i minori e le famiglie.
Dopo una prima valutazione delle richieste e delle competenze disponibili si procede all’intervento, se valutato utile e necessario.
Alla costruzione della diagnosi partecipano in fase iniziale sia gli operatori della comunità che gli operatori del Servizio Sociale. Al termine della fase diagnostica, il terapeuta offre una restituzione agli operatori educativi e psico-sociali del lavoro svolto. Generalmente la restituzione viene data anche al minore in presenza di un operatore della comunità.
Segue una fase di consulenza altamente specializzata per la riprogettazione degli interventi educativi e clinici.
Nel caso della individuazione del bisogno di un accompagnamento clinico è possibile attivare un percorso di terapia focale che accompagni il minore nella elaborazione di alcuni aspetti emotivi.
Attualmente il servizio è in grado di offrire percorsi psicodiagnostici, terapie focali ai minori, consulenza sulla riprogettazione educativa e clinica degli interventi.

Il Progetto è fortemente connesso con i bisogni espressi dalle singole comunità e dalle reti famigliari. Le richieste provengono in particolare dagli enti gestori che sviluppano accoglienza. Condizione per l’intervento è l’accordo con gli operatori degli Ambiti e della ASL e il consenso informato da parte della famiglia naturale o dai tutori dei minori. Anche gli Ambiti attraverso gli operatori della Tutela Minori sollecitano l’intervento perché lo ritengono qualificato e rispondente ai bisogni del minore e della famiglia.
Altri raccordi si sviluppano anche con i servizi affidi degli ambiti, i consultori famigliari pubblici e privati, le Neuropsichiatrie Infantili. Spesso la casistica afferisce a più servizi e compito del centro psicodiagnostico è spesso quello di facilitare la riprogettazione psicosocioeducativa alla presenza dei diversi interlocutori, grazie allo strumento della psicodiagnosi articolata.
Il progetto è stato inserito per anni nel Piano “Progetti a Valenza Provinciale legge 285/97” approvato dal Gruppo Tecnico Territoriale. Ha come partner la Provincia di Bergamo in particolare per quanto riguarda gli aspetti formativi.
Il coordinamento delle Comunità così come il Centro psicodiagnostico partecipa attivamente da anni al Gruppo Tecnico di Coordinamento sul Disagio Legge 285/97 contribuendo alla costruzione di orientamenti progettuali a favore degli amministratori e dei tecnici degli Ambiti.
Partner finanziatori dall’ottobre 2007 sono stati La Fondazione della comunità Bergamasca, La Provincia, Il consiglio di rappresentanza dei Sindaci. A tutti va il nostro sentito ringraziamento per il contributo dato alla psicodiagnosi e al trattamento terapeutico dei ragazzi a disagio.
In questi anni abbiamo potuto constate una maggiore professionalità del lavoro delle Comunità e delle Reti Famigliari, grazie all’intervento qualificato del Centro Psicodiagnostico, ai processi formativi introdotti, alle supervisioni attivate durante il percorso.
I ragazzi accolti fuori dalla loro famiglia, grazie anche all’azione del Centro, possono giungere ai percorsi di progettazione in modo più tempestivo e con orientamenti più adeguati rispetto al loro collocamento. sono stati abbattuti i tempi di permanenza in comunità, sono state attivate molte risorse affidatarie e più adeguati rientri nella famiglia naturale, dove le condizioni lo hanno concesso.

>> Visualizza il progetto in formato .pdf


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